2. Tornare sui propri passi è necessario anche quando non è facile

Dubbi e timori, coraggio e incoscienza. Gli strumenti per sfidare se stessi.

Ognuno di noi è un mix di tutto un po’.
Mille dubbi e qualche timore. Tanto coraggio e un pizzico di incoscienza.
I primi frenano, gli altri spronano.
E le mille tessere quotidiane compongono il puzzle perché la vita proceda.

Sono i dubbi e i timori a trattenere le mie dita dallo scorrere liberamente sulla tastiera, e allora penso e ripenso prima di costruire le frasi che sto ticchettando in questo momento.

Ricominciare non è facile
Ricominciare a scrivere dopo tanto tempo non è facile. È un bisogno urgente ma il blocco cosiddetto dello scrittore (nel mio caso sarebbe più opportuno dire dello scrivente) è sempre in agguato. Non tanto per mancanza di idee ma per timore di affrontare la vastità della rete. Sebbene il mio piccolo blog gratuito non abbia al momento traffico di visitatori, la rete è uno spazio che dà la sensazione dell’infinito, in cui puoi cadere senza trovare una vera via riconoscibile lungo la quale incamminarti.
In questi casi vanno seguiti i consigli di chi della scrittura ha fatto il suo mestiere. Blogger soprattutto, qualunque sia il focus del progetto di scrittura.

I blogger scrivono. Tanto ed ancora di più.

Non rimangono a corto di idee perché sono loro a inventare ogni giorno nuovi argomenti per gli altri.
Scrivono perché scrivendo le idee arrivano, si attivano, si moltiplicano, diventano contenuti e ne producono di nuovi.
Scrivono perché scrivendo il groviglio dei pensieri si dipana, le parole si affastellano e gli articoli si compongono. Scrivere sempre, spesso, su qualunque tema susciti il nostro e l’altrui interesse. È il mantra.
E quando il foglio persiste bianco troppo a lungo, leggere e leggere tanto. Cercare fra le pieghe della rete, nei forum e nelle community, nelle piattaforme di aggregazione dei contenuti e nei blog degli esperti sul tema che si vuole trattare.

Oppure vivere fuori dal web, nella realtà. Uscire a fare una passeggiata, respirare gli odori, ascoltare i rumori del giorno e il silenzio della notte, osservare il paesaggio. Un pomeriggio di alcuni giorni fa ad esempio, in automobile tornando verso casa, ho potuto osservare il massiccio del GranSasso spuntare da dietro un monte più basso, dai declivi dolci. Il roccione era illuminato dal sole al primo tramonto ed appariva rosa. Una splendida luce rosa chiaro rendeva il paesaggio unico e magnifico. E pensavo che avrei dovuto appuntare quella sensazione per trasformarla poi in un post.
Non ho annotato nulla e non so se ne farò un post ma quell’immagine che ho ancora negli occhi meriterebbe davvero di essere raccontata e scritta, perché se ne conservi la memoria, almeno per un po’. Quel giorno pensai che poteva essere un argomento ottimo per esercitare le parole.

Ricominciare è necessario.
Ricominciare è una necessità almeno per chi come me colleziona agende e notebook sin dall’infanzia, scrive da anni ovunque, dalla carta stampata al web. Meno nei social ma si può rimediare.
Ricominciare è necessario al di là dei dubbi e dei timori, i quali probabilmente rimarranno sempre lì a ricordare che non ci si può sedere sulle sconfitte né sugli allori. Avere dubbi e qualche timore è il segreto per andare oltre, per scavalcare i confini del timore di esporsi e di raccogliere nuove delusioni.
Non so se per te che leggi è lo stesso ma per me accade che accanto ai dubbi e alle remore, spesso siedano un quantum di coraggio e un pizzico di incoscienza.
È stato così quando ho co-fondato un mensile di attualità locale; così anche quando ho iniziato a scrivere per un settimanale online o quando collaboravo con la tv locale qualche anno fa. Per non parlare di quando ho collaborato con la redazione del quotidiano nazionale che più amavo leggere. Sono state esperienze belle e piene di passione, alcune molto entusiasmanti, tutte mi hanno insegnato moltissimo. Le ho raccontate in questo blog quando le ho attraversate.

Ora si cambia. Il mensile di attualità non è sopravvissuto alla crisi economica; ho lasciato il magazine online per intraprendere altre strade; la televisione locale ha avuto dure vicissitudini e non ha proseguito la sua attività; anche il quotidiano nazionale ha avuto i suoi bei problemi e non è più in edicola (ahimé). Le cose cambiano, a volte in peggio, purtroppo.
Ma io sono ancora qui, e ricomincio a scrivere. Per quel poco che so e alla mia maniera. Il mio calendario editoriale è ricco di idee ma non ancora strutturato. Forse ci vorrà un po’ per riprendere il ritmo cadenzato della scrittura online e per intensificare le pubblicazioni.

Ma mi sto attrezzando. Colleziono argomenti interessanti con un aggregatore di feed, ho un nuovissimo strumento, molto carino, per organizzare il calendario editoriale. Vorrei iniziare pubblicando una volta alla settimana. Troppo poco? Può darsi, i blogger esperti pubblicano tutti i giorni e su più siti ma non ho la presunzione di mettermi a confronto con loro. Prima che sulla quantità preferisco puntare sulla bontà della scrittura, del contenuto e di una nuova esperienza. Non voglio ancora chiamarla qualità, mi direte voi lettori se e quando la raggiungerò.

Anticipo la mia preferenza per le parole piuttosto che per le immagini. So che per il web, come succede per la televisione, un’immagine vale più di mille parole. Ma non posso farci niente, provengo dalla carta stampata. Ho scelto anche un theme per il blog più consono ad una newsletter che ad un sito di immagini. Comunque mi sforzerò di usare anche le fotografie, scegliendo quelle più giuste e cercando di adattarle al meglio.

Avete suggerimenti su dove prendere delle belle immagini?
Finora ho utilizzato pixabay.com trovandomi benissimo.
Conoscete altri siti altrettanto friendly?

Ciao,
a presto

@dan13van

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1. Scrivere per ricominciare

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Si chiude un capitolo importante e mi applico per riuscire a farcela di nuovo. ri#vivi può essere ancora ma diverso da come è stato.

Dopo oltre un anno ho di nuovo una pagina bianca davanti a me, un grande desiderio di scrivere e raccontare ma troppo pensieri a trattenere le dita dallo scorrere sulla tastiera.

Tante idee da non sapere da quale cominciare, o meglio, ricominciare.

Così, ho deciso di farlo. Di ricominciare a scrivere da un pensiero qualunque perché so che poi il resto verrà. La confusione si diraderà e troverò il bandolo del nuovo progetto che vorrei far nascere e dei miei prossimi obiettivi.

Comincio dal titolo del blog. Ho pensato a lungo se fosse il caso di cambiarlo o addirittura abbandonare questo blog ed aprirne uno nuovo, riprogettato e frutto di nuove consapevolezze. Dopo tante riflessioni, qualche prova di nuovi titoli e molti ripensamenti, ho deciso che per ora rimarrà lo stesso tanto il titolo quanto il blog. Il mio blog sarà ancora questo continuerà a chiamarsi rivivi. Il nome non è bellissimo, è poco funzionale alle ricerche, di certo non è SEO optimized ma lo lascerò tale e quale. Modificherò qualcosa nella struttura della parte alta, nel tagline e forse nelle risorse in alto ma i contenuti rimarranno. Proverò di seguito a spiegarne il motivo e se un giorno deciderò diversamente vorrà dire che il percorso che oggi ricomincia avrà favorito nuove riflessioni. Ma ne parleremo se e quando sarà il momento.

Questa l’immagine di come appariva la home page fino a questa mattina.

Dicevamo, provo a spiegare perché questo blog sarà ancora rivivi.

ri#vivi all’inizio (maggio 2013), la mia prima volta con un blog, era il modo che volevo per esternare i miei pensieri ed occuparmi di ciò che mi circondava. Era il modo per sopravvivere da sopravvissuta al terremoto (L’Aquila 2009). Non voglio tornare sull’argomento, non è questo il luogo, non è il tema di questo post e non è mia intenzione tornare indietro a quel tempo anche se, quel tempo, rimarrà per sempre nel mio presente ed influenzerà per sempre il mio feeling nei confronti della vita e le mie scelte. All’epoca davvero era un modo per rivivere dopo un evento destabilizzante. Ero rimasta viva nel mentre, e avevo cominciato la mia vita nel dopo, da me stessa ma con un pesante bagaglio in più. Questo era il concetto che volevo esprimere con il titolo ri#vivi, ed è stato così che ho continuato ad intendere il mio sporadico bloggare. Era terapeutico, per ciò postavo all’occorrenza, come un analgesico fa meglio tollerare il dolore o un digestivo rende digeribile ciò a cui il corpo si oppone. Ora l’esigenza di quel tempo sembra essere passata, non più urgente, è diventata un bagaglio, si è stratificata e fa ormai parte del mio essere. Tuttavia ri#vivi mi è ancora necessario.

rivivi oggi (novembre 2017) è una sfida nuova, più matura, consapevole di ciò che è stato ed in elaborazione di ciò che sarà, online e non. Ha nuovi obiettivi perché la mia vita sta cambiando percorso. Vira verso consuetudini diverse tutte ancora da costruire. Lascia una lunga scia di soddisfazioni, di qualche delusione e piccole frustrazioni. Le esperienze e le persone incontrate hanno fatto di me ciò che sono. In qualche caso mi hanno insegnato a non essere come non avrei potuto sopportarmi. Alcune di queste saranno con me nel prossimo percorso, lungo la nuova strada che spero lastricata da selci intonsi e pietre d’inciampo brillanti. È tempo di strade nuove e di persone da incontrare.

No, non è stata una mia scelta.

Lo è diventata.

L’ho sofferta all’inizio.

Molto.

Mi ha tolto le forze sapere che la strada che percorrevo da un paio di decenni era improvvisamente interrotta. C’è voluto un po’ di tempo per recuperare la lucidità. Per ricominciare a respirare e a usare competenze, esperienze e passioni nella ricerca della curva che mi avrebbe consentito di tornare a camminare spedita. Una curva cieca perché da ora in avanti tutto quel che accadrà, di buono o meno, avrà il sapore della scoperta.

Ho disperatamente cercato un appiglio al quale riagganciare la speranza. L’ho trovata, inaspettatamente dove credevo di averla perduta irrimediabilmente. In me stessa. Ho fatto leva su di me e sono riuscita a risollevarmi. Non è stato facile né immediato. Ho cominciato immersa a tanta nebbia ma sono riuscita a tenere la finestra aperta, a lasciar filtrare un alito di vento che poco a poco sta contribuendo a diradare la coltre più spessa di timori e incertezze.

Ricominciare a scrivere sarà terapeutico, di nuovo, anche nella nuova fase della mia vita. Per questi motivi ri#vivi è ancora il titolo giusto.

Non ho ancora scritto quale strada della mia vita ha subito un’arresto. Quale fase si è interrotta. Perché devo aprire una nuova pagina dopo aver chiuso un intero quaderno.

Lavoro. Si tratta di lavoro. Quello che ho voluto e avuto, quello a cui ho dato tanto e non avrò più. Quello, necessariamente diverso, che dovrò ricostruirmi. Molti penseranno che non sia una tragedia. In fondo gran parte delle persone vive una situazione di precariato costante.

È vero.

Non è una tragedia.

Ora lo so e progetto le mie future prospettive.

E allora ricomincio, mentre si chiude un capitolo importante, mi applico per riuscire a farcela di nuovo.

La chiusura di un capitolo lungo e importante ma soprattutto, l’apertura di uno nuovo da riempire, come ho riempito questa pagina bianca che all’inizio mi preoccupava un po’.

I problemi vanno attraversati ed io lo sto facendo. Lo ha scritto Cesare Pavese ne’ Il mestiere di vivereNon ci si libera di una cosa evitandola ma soltanto attraversandola” ed ancora “Il futuro verrà da un lungo dolore e da un lungo silenzio“.

Ed è proprio così che andrà. Il futuro verrà

Malgrado le difficoltà ho deciso che dovrà andare tutto bene, in un modo o nell’altro, in una direzione o in un’altra. Le attraverso un passo alla volta, con impegno e tenacia.

Vorrei raccontare da qui in poi, dalla curva sulla mia strada e poi il nuovo corso.

Facendo anche conto sulle risorse importanti provenienti da chi ha grande esperienza di blogging e che sento vicini in questa ripartenza pur non conoscendoli di persona. Uno di essi è Riccardo Esposito, delle cui competenze generosamente condivise nel suo insostituibile blog MySocialWeb non potrei fare a meno. Lo considero un punto di riferimento, dai suoi articoli scritti benissimo ho imparato moltissimo e continuerò a farlo, anche come ripartire dalla scrittura dopo tanto tempo.

E voi? Mi piacerebbe sapere cosa state attraversando e come affrontate la strada che si interrompe bruscamente lasciandovi alla ricerca di un bivio che vi porti altrove.

Ciao, a presto

@dan13van 

 

Restart. Eccoci di nuovo

 

Eccoci di nuovo

A prestissimo!

@dan13van

 

Nella mia scatola di latta

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È passato. Salutato il 6 aprile del 7° anno si ricomincia. Si deve ricominciare perché la vita scorre e il tempo non si può intrappolare. Appartiene soltanto a se stesso.
Il pessimo umore del giorno prima, come un presagio come il nero, e il senso di Vuoto che non si può riempire perché già colmo di sé e del nulla, li ho richiusi in una scatola di latta. La mia preferita, quella con i disegni vintage in cui prima conservavo i biscotti e ora custodisco i dolori.

Così ammaccata dopo averla estratta da sotto i calcinacci, mi piace di più.

La uso come uno scrigno perché i Demoni del terremoto e il Vuoto che si ripresenta identico ad ogni anniversario sono sofferenze dal valore inestimabile. Vanno custodite da chi le ha vissute. Protette da chi cerca di oltraggiarle e tutelate da chi pensa di svalutarle.
I Demoni e il Vuoto ereditati da quella notte furiosa del 2009 sono autentici e preziosi, ci scorrono nelle vene e hanno un posto incancellabile nella nostra memoria. Vanno preservati ma anche vissuti con cautela perché possono avvelenare. I Demoni e il Vuoto ci appartengono ma non dobbiamo consentire loro di annientarci.

Il rischio esiste.

Perché un dolore così straziante e alienante può infettare il vivere consumando ogni istinto di ripartenza. Perché abbandonarsi alla sofferenza talvolta è un rifugio tanto tormentato quanto accomodante. Non impone lo sforzo del rinnovamento. Non costringe a fare di una mera sopravvivenza la vita. Non impone di lottare per qualcosa. Annulla senza affaticare.
Ma chi è sopravvissuto al terremoto ha il dovere di vivere e di far rivivere la città. Per i 309 aquilani che quella notte non ce l’hanno fatta. Per gli aquilani che quella notte non erano ancora nati.
E allora Demoni e Vuoto vanno riposti nella scatola ammaccata. Lì rimarranno per i prossimi 364 giorni, custoditi e placati fino al prossimo anniversario.

@dan13van

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I voli impediti

Quella strana sensazione di essere sul punto di una svolta, sai che puoi lanciarti in un volo in cui la probabilità di un buon approdo è di gran lunga maggiore dell’eventualità di una caduta rovinosa ma …. improvvisamente al vento manca la forza di sostenerti e devi rimandare. Peggio quasi di vedersi mancare l’appoggio di una situazione stabile. Peggio di certo rispetto alla consapevolezza di non avere possibilità, perché sai di averne ma non riesci ad afferrarle per cause terze, esterne e inafferrabili.

Da qualche tempo ascolto da persone diverse il racconto di questo tipo di sensazione. Tutte le storie sono legate al lavoro. Alla perdita del lavoro e alla costruzione di nuove opportunità alle quali tuttavia manca il contesto per potersi realizzare. Per esperienze personali, sono sensibile all’argomento e mi addolora guardare la rassegnazione negli occhi di persone che potrebbero e vorrebbero dare ancora molto alla società, all’economia del territorio ma trovano soltanto porte chiuse. Il mantra che spesso sentono ripetere dice che la situazione economica generale sta migliorando. Forse in prospettiva è vero ma non corrisponde alla situazione contingente di molti, donne e uomini, madri e padri, in crisi occupazionale ancora oggi.

Gli annunci sono costruiti per il mezzo di parole e le parole, per rispetto di chi le riceve, andrebbero usate con maggiore saggezza, soppesate ed elevate dalla condizione di mera trasposizione linguistica della tifoseria politica.

Tutto qui.

@dan13van

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