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Si chiude un capitolo importante e mi applico per riuscire a farcela di nuovo. ri#vivi può essere ancora ma diverso da come è stato.

Dopo oltre un anno ho di nuovo una pagina bianca davanti a me, un grande desiderio di scrivere e raccontare ma troppo pensieri a trattenere le dita dallo scorrere sulla tastiera.

Tante idee da non sapere da quale cominciare, o meglio, ricominciare.

Così, ho deciso di farlo. Di ricominciare a scrivere da un pensiero qualunque perché so che poi il resto verrà. La confusione si diraderà e troverò il bandolo del nuovo progetto che vorrei far nascere e dei miei prossimi obiettivi.

Comincio dal titolo del blog. Ho pensato a lungo se fosse il caso di cambiarlo o addirittura abbandonare questo blog ed aprirne uno nuovo, riprogettato e frutto di nuove consapevolezze. Dopo tante riflessioni, qualche prova di nuovi titoli e molti ripensamenti, ho deciso che per ora rimarrà lo stesso tanto il titolo quanto il blog. Il mio blog sarà ancora questo continuerà a chiamarsi rivivi. Il nome non è bellissimo, è poco funzionale alle ricerche, di certo non è SEO optimized ma lo lascerò tale e quale. Modificherò qualcosa nella struttura della parte alta, nel tagline e forse nelle risorse in alto ma i contenuti rimarranno. Proverò di seguito a spiegarne il motivo e se un giorno deciderò diversamente vorrà dire che il percorso che oggi ricomincia avrà favorito nuove riflessioni. Ma ne parleremo se e quando sarà il momento.

Questa l’immagine di come appariva la home page fino a questa mattina.

Dicevamo, provo a spiegare perché questo blog sarà ancora rivivi.

ri#vivi all’inizio (maggio 2013), la mia prima volta con un blog, era il modo che volevo per esternare i miei pensieri ed occuparmi di ciò che mi circondava. Era il modo per sopravvivere da sopravvissuta al terremoto (L’Aquila 2009). Non voglio tornare sull’argomento, non è questo il luogo, non è il tema di questo post e non è mia intenzione tornare indietro a quel tempo anche se, quel tempo, rimarrà per sempre nel mio presente ed influenzerà per sempre il mio feeling nei confronti della vita e le mie scelte. All’epoca davvero era un modo per rivivere dopo un evento destabilizzante. Ero rimasta viva nel mentre, e avevo cominciato la mia vita nel dopo, da me stessa ma con un pesante bagaglio in più. Questo era il concetto che volevo esprimere con il titolo ri#vivi, ed è stato così che ho continuato ad intendere il mio sporadico bloggare. Era terapeutico, per ciò postavo all’occorrenza, come un analgesico fa meglio tollerare il dolore o un digestivo rende digeribile ciò a cui il corpo si oppone. Ora l’esigenza di quel tempo sembra essere passata, non più urgente, è diventata un bagaglio, si è stratificata e fa ormai parte del mio essere. Tuttavia ri#vivi mi è ancora necessario.

rivivi oggi (novembre 2017) è una sfida nuova, più matura, consapevole di ciò che è stato ed in elaborazione di ciò che sarà, online e non. Ha nuovi obiettivi perché la mia vita sta cambiando percorso. Vira verso consuetudini diverse tutte ancora da costruire. Lascia una lunga scia di soddisfazioni, di qualche delusione e piccole frustrazioni. Le esperienze e le persone incontrate hanno fatto di me ciò che sono. In qualche caso mi hanno insegnato a non essere come non avrei potuto sopportarmi. Alcune di queste saranno con me nel prossimo percorso, lungo la nuova strada che spero lastricata da selci intonsi e pietre d’inciampo brillanti. È tempo di strade nuove e di persone da incontrare.

No, non è stata una mia scelta.

Lo è diventata.

L’ho sofferta all’inizio.

Molto.

Mi ha tolto le forze sapere che la strada che percorrevo da un paio di decenni era improvvisamente interrotta. C’è voluto un po’ di tempo per recuperare la lucidità. Per ricominciare a respirare e a usare competenze, esperienze e passioni nella ricerca della curva che mi avrebbe consentito di tornare a camminare spedita. Una curva cieca perché da ora in avanti tutto quel che accadrà, di buono o meno, avrà il sapore della scoperta.

Ho disperatamente cercato un appiglio al quale riagganciare la speranza. L’ho trovata, inaspettatamente dove credevo di averla perduta irrimediabilmente. In me stessa. Ho fatto leva su di me e sono riuscita a risollevarmi. Non è stato facile né immediato. Ho cominciato immersa a tanta nebbia ma sono riuscita a tenere la finestra aperta, a lasciar filtrare un alito di vento che poco a poco sta contribuendo a diradare la coltre più spessa di timori e incertezze.

Ricominciare a scrivere sarà terapeutico, di nuovo, anche nella nuova fase della mia vita. Per questi motivi ri#vivi è ancora il titolo giusto.

Non ho ancora scritto quale strada della mia vita ha subito un’arresto. Quale fase si è interrotta. Perché devo aprire una nuova pagina dopo aver chiuso un intero quaderno.

Lavoro. Si tratta di lavoro. Quello che ho voluto e avuto, quello a cui ho dato tanto e non avrò più. Quello, necessariamente diverso, che dovrò ricostruirmi. Molti penseranno che non sia una tragedia. In fondo gran parte delle persone vive una situazione di precariato costante.

È vero.

Non è una tragedia.

Ora lo so e progetto le mie future prospettive.

E allora ricomincio, mentre si chiude un capitolo importante, mi applico per riuscire a farcela di nuovo.

La chiusura di un capitolo lungo e importante ma soprattutto, l’apertura di uno nuovo da riempire, come ho riempito questa pagina bianca che all’inizio mi preoccupava un po’.

I problemi vanno attraversati ed io lo sto facendo. Lo ha scritto Cesare Pavese ne’ Il mestiere di vivereNon ci si libera di una cosa evitandola ma soltanto attraversandola” ed ancora “Il futuro verrà da un lungo dolore e da un lungo silenzio“.

Ed è proprio così che andrà. Il futuro verrà

Malgrado le difficoltà ho deciso che dovrà andare tutto bene, in un modo o nell’altro, in una direzione o in un’altra. Le attraverso un passo alla volta, con impegno e tenacia.

Vorrei raccontare da qui in poi, dalla curva sulla mia strada e poi il nuovo corso.

Facendo anche conto sulle risorse importanti provenienti da chi ha grande esperienza di blogging e che sento vicini in questa ripartenza pur non conoscendoli di persona. Uno di essi è Riccardo Esposito, delle cui competenze generosamente condivise nel suo insostituibile blog MySocialWeb non potrei fare a meno. Lo considero un punto di riferimento, dai suoi articoli scritti benissimo ho imparato moltissimo e continuerò a farlo, anche come ripartire dalla scrittura dopo tanto tempo.

E voi? Mi piacerebbe sapere cosa state attraversando e come affrontate la strada che si interrompe bruscamente lasciandovi alla ricerca di un bivio che vi porti altrove.

Ciao, a presto

@dan13van 

 

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