6. Il coraggio di non arrendersi

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Scrivere di casi positivi è assai complicato ma non impossibile. Ed io vorrei entrare proprio nelle pieghe di quelle cose improbabili e incredibili, positive e ambasciatrici di nuove speranze.

dal Corriere di Torino

Se ne scrive sempre poco presi come siamo dalle tragedie quotidiane. Vicine o lontane non importa, tutte sono dentro lo schermo del televisore o dello smartphone tanto da avere in costanza nelle ventiquattrore una tragedia a portata di mano.
Tuttavia, sebbene poco visibile e a tratti non percepito, fuori dai telegiornali c’è un mondo fatto di belle persone che nel loro piccolo fanno cose importanti, per sé e per gli altri. Persone che non si lasciano avvincere dalle difficoltà, disposte ad investire molto in tempo, competenze, energie e risorse, per migliorare il proprio pezzetto di mondo.

Ne hanno parlato tutti i giornali nei giorni scorsi e la notizia circola nei media da qualche anno. È arrivata fisicamente anche negli studi di Rai3, lo scorso 9 dicembre, nella trasmissione Le Parole della settimana di Massimo Gramellini, che ha avuto ospite il chirurgo ortopedico Marco Dolfin, la sua carrozzina e Samanta, sua moglie.

La storia
La storia di Marco Dolfin è tragica e magica allo stesso tempo. Giovane chirurgo ortopedico di belle speranze, neo assunto in ospedale e neo sposo, in una brutta mattina del 2011 cade dalla moto con la quale si dirigeva al lavoro a causa di un incidente stradale. Riporta fratture multiple che lui stesso dettaglia ai colleghi che lo aspettano per essere supportati ma son costretti ad accoglierlo in Pronto Soccorso trasportato su una barella. Sembra la fine di tanti progetti di vita ma così non sarà. È l’inizio di un percorso durissimo di recupero, riabilitazione e coraggio.
Samanta, messi da parte i sogni radiosi di giovane sposa, fa della cura di Marco la sua ragione di vita, pur continuando a lavorare come infermiera. Durante i mesi trascorsi all’unità spinale a fare fisioterapia dopo una serie di interventi complicati, gli sposi alternano speranze e disillusioni ma, come dice Marco in un’intervista di qualche tempo fa, “a tempi alternati” perché è davvero dura recuperare una nuova quotidianità e conquistare altre consuetudini. “Vissuto dall’interno è un universo sconosciuto“.

Ma sono soltanto le gambe, dal bacino in giù a non essere più in grado di assolvere al loro mestiere. Gli arti superiori, le competenze, la professionalità e soprattutto la vivacità d’animo sono gli stessi di sempre. Quindi Marco decide di non rassegnarsi a recuperare soltanto una parte delle sue possibilità in ambito della chirurgia ortopedica, quelle cioè consentite dalla posizione da seduto. Vuole tornare ad operare adoperando la completezza delle proprie competenze quindi, insieme con Alessio Ariagno, amico e tecnico dell’Officina Ortopedica Maria Adelaide, progetta la carrozzina perfetta per le sue esigenze, in grado di sostenerlo nel tronco, in posizione eretta grazie con un sistema di cinghie, azionabile da un joystick che il dr.Dolfin comanda con il gomito, per non compromettere la sterilità dei guanti in sala operatoria. Sterile anche la carrozzina che, durante gli interventi, viene rivestita da panni sterili, e bilanciamento perfetto in posizione eretta, qualunque sia la tipologia di intervento in corso e qualunque “attrezzo” Marco Dolfin maneggi, dalla sega allo scalpello.

Tutto ciò è ormai una consuetudine nei corridoi dell’Ospedale San Giovanni Bosco a Torino ma così non fu all’inizio. Stupore e diffidenza fra i colleghi e fra i pazienti sono stati il secondo muro da abbattere dopo quello logistico del mezzo per consentire al chirurgo ortopedico Marco Dolfin di stare in piedi in sala operatoria. L’ausilio particolare della carrozzina verticalizzabile è ormai soltanto lo sfondo delle sue giornate, anche se costringe lui e Samanta a consuetudini casalinghe piuttosto impegnative. Ad esempio negli orari. Per essere operativo in ospedale alle 8 infatti, Marco e Samanta iniziano la loro giornata alle 5 del mattino.

Eppoi c’è lo sport
Marco Dolfin è anche un campione di nuoto plurimedagliato e si sta preparando per le prossime Paralimpiadi. Tenacia, determinazione e coraggio sono il nutrimento dei suoi numerosi successi, nella vita come nello sport. Nuotava in piscina sin da bambino ma soltanto dopo l’incidente ha fatto dell’acqua il suo vero elemento naturale, tanto che nel 2016 ha partecipato alle Paralimpiadi di Rio, posizionandosi al quarto posto.

Guarda l’intervista a Marco Dolfin su Ability Channel 

Esoscheletri alla Rewalk Race
La storia di Marco Dolfin non è l’unica storia bella di persona che dopo un grave incidente sia tornata a recuperare appieno la propria vita e le esperienze sportive grazie ad ausili moderni e tecnologici come gli esoscheletri.
Lo scorso settembre infatti, a Brescia, si è svolta la Rewalk Race, una corsa cittadina lunga 1100 metri organizzata in occasione del trentennale della fondazione della Casa di Cura Domus Salutis. Accanto ai normodotati, per i quali il percorso era di 6 chilometri, correvano sul percorso ridotto nove atleti, con l’ausilio di un esoscheletro che permetteva loro di partecipare in posizione eretta.
«È un’emozione indescrivibile guardare di nuovo una persona alla stessa altezza e non più dal basso verso l’alto». Come spiega Luciano Bissolotti, fisiatra nella clinica di Brescia, Rewalk fa parte di quella categoria di esoscheletri robotizzati che permettono alle persone affette da una lesione midollare, ovvero prive della funzionalità motoria negli arti inferiori, di tornare a stare in piedi.

Cos’è un esoscheletro
Gli esoscheletri sono dei robot indossabili nati per scopi militari e diventati delle macchine sempre più sofisticate in grado di ‘restituire’ le gambe a chi non può più farne uso. I costi ne hanno finora limitato la diffusione. Negli ultimi anni tuttavia è cresciuto il numero di ospedali e centri di riabilitazione che li utilizzano.

L’esoscheletro si attiva con un complesso sistema di sensori che dipendono dalla patologia della persona.

Ma non si tratta soltanto di carrozzine atte a sostenere il tronco a causa della perdita dell’uso delle gambe. Si tratta di esoscheletri anche per singoli arti, provenienti da ricerche molto avanzate in campo tecnologico e realizzate anche per applicazioni in ambito spaziale.

Per approfondire sulla tecnologia

Per approfondire sui centri specializzati in Italia

Ciao,
a presto
@dan13van

Post post: il sottofondo musicale a questo articolo è stato L’istrione di Charles Aznavour
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5. Cosa c’è dietro

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Osservare dall’interno e scoprire le ragioni sono il vero interesse.

Preferisco parlare di altri, più spesso di altro, in particolare di quel che non traspare.
Quando qualcosa accade per tutti è all’inizio della sua fine, è per questo che guardo dentro, osservo dalle retrovie il costo della preparazione, andando alla ricerca delle ragioni e delle triangolazioni. Seguendo il filo dei momenti che non esistono, perché in un mondo mosso e spesso dominato dalle vanity metrics  quel che non appare o non è enumerabile irragionevolmente non conta.

Osservare cosa c’è dietro è l’esercizio al quale preferisco applicare il mio impegno, per dare corpo e dimensione all’immagine finale, di un successo come di un fallimento.

Il perché ragionato delle cose è la grande lacuna collettiva della nostra epoca.

La vera anima dei prodotti, degli eventi, delle professioni, troppo spesso sfugge sovrastata dall’apparenza. Utilizzando un servizio oppure partecipando ad un evento, quel che davvero è interessante sapere è cosa c’è dietro. Come si arriva al risultato finale di un prodotto, di un servizio o cosa vuol dire e come si è arrivati ad esercitare una professione.

Di una mostra di opere pittoriche osservate i quadri? Si, naturalmente le opere sono la prima cosa tuttavia sono il risultato finale di un progetto sofferto e faticoso, che dura da settimane quando non da mesi, coinvolgendo molte persone oltre all’artista. Tutto questo è la mostra oltre al fermo immagine delle opere esposte, dove il tempo sembra non esistere. La scelta del luogo, la logistica dell’esposizione, l’organizzazione del trasporto e la collocazione secondo un percorso artistico identificativo e riconoscibile.
Quanto lavoro c’è dietro una recita a teatro, quante persone sono coinvolte in un musical fra artisti e maestranze, quanto c’è dietro l’apparenza.

E continuando, per i prodotti e i servizi ciò che davvero è importante sapere è a quali esigenze rispondono, e quali necessità soddisfano. E le esigenze sono davvero reali oppure soltanto latenti o addirittura indotte? Chi le esprime quale bisogno ha?
Riuscire a rispondere a queste domande partendo dall’osservazione semplice di un prodotto vuol dire capire un flusso di progettazione e poi di realizzazione.

E quando si parla di flussi di progettazione e di realizzazione, di un servizio o di un prodotto o anche di un’opera d’arte, si entra nella vita delle persone, delle loro competenze, della modalità e del luogo di lavoro. Quando si ha a che fare con le persone si ha a che fare con le aspirazioni, i sogni, talvolta le illusioni dei singoli o di interi team.

Sapere cosa c’è dietro significa affrontare la complessità. In ogni settore, dall’artigianale all’industriale, dal manufatturiero alla tecnologia spinta, malgrado i processi siano standardizzati e meccanizzati, dietro c’è sempre il genio umano.

Persone con delle idee, che studiano, analizzano e creano, in un percorso professionale spesso accidentato, alla scoperta di mondi nuovi dove poter competere.

Cosa c’è dietro è dunque un’indagine intesa in senso positivo e propositivo, per non fermarsi alle apparenze, per approfondire, scoprire e capire. Un po’ come nel viaggio fantastico immaginato da Jostein Gaarder Cosa c’è dietro le stelle?

Ciao,
a presto

@dan13van

Post post: il sottofondo musicale a questo articolo è stato Ti fa stare bene di Caparezza

4. Lettera a Enzo Rasi

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Da qualche settimana ho ricominciato a frequentare questo blog in permanente fase di rivisitazione, con l’obiettivo di recuperare la mia presenza nel web in maniera un filo più costante, determinata e resiliente di come sia stata in passato.
Prima di ciò leggevo con interesse nella blogosfera attraverso inneschi casuali di link, da una pagina all’altra seguendo i suggerimenti dell’autore. Tuttavia, per esserci in presenza bisogna anche, prima durante e per sempre, coltivare l’assenza. Ho quindi strutturato l’esercizio di lettura dei vari blog che seguo da tempo.

Cercando in rete fonti interessanti mi sono imbattuta, un paio di giorni fa, nel blog Omologazione Non Richiesta di Enzo Rasi, colpita in particolare dal lungo articolo intitolato Una Cosa senza senso – ORIGINALI. Ho letto con attenzione, condividendo molto, riflettendo su alcuni miei obiettivi intercettati dalle parole dell’autore, trovando condivisibili alcune posizioni che Enzo Rasi, analizzando la propria esperienza di blogger, definisce “diversità culturali e concettuali rispetto alle mie“.
Le diversità mi interessano, ho la tendenza ad interpretarle in un’accezione positiva sebbene spesso mi risulti complicato sostenere il confronto, per mio difetto di sufficienti competenze e conoscenze.
Le parole che nel post Una Cosa senza senso – ORIGINALI mi hanno indotto a pigiare il tastino segui sul link del blog di Enzo Rasi, sono le ultime, crude, sincere, provocatorie, rivelatrici: “Noi come generazione di blogger siano al novanta per cento dei cafoni virtuali senza speranza e senza cultura, dirlo, riconoscerlo e farsi da fare per imparare qualcosa è il primo indispensabile passo“.

Ritenendo al momento assolutamente inessenziale la mia presenza nel web e avendo come obiettivo primario la mia crescita personale, ho ritenuto che il blog di Enzo Rasi potesse essere una fonte primaria di conoscenze. Rivelando contestualmente a me stessa, una mia grande lacuna: non sapevo chi fosse Enzo Rasi.

Poi ho ricevuto una sua email.
Un lungo e articolato commento al mio post 3. ri-Scrivere online per un blog: io sto facendo così.

Ho letto e riletto le sue parole. Ho riflettuto, suddiviso i passaggi e sottolineato i concetti cardine in base alla mia sensibilità. Qui di seguito proverò a rispondergli, con grande semplicità e qualche preoccupazione. Perché Enzo Rasi è entrato nella sostanza del poco di mio che aveva letto, più di quanto abbia saputo fare io.

Dalle prime due righe del suo commento ho tratto la prima lezione, di umiltà, dove mi definisce ‘blogger’ e fa riferimento alle mie ‘premesse’, evidentemente ritenute, forse a ragione, assai pretenziose. Non mi sento una blogger, sono consapevole di non esserlo. Anche a me il presenzialismo fine a se stesso inquieta e mi appartiene poco. Indugio sugli articoli se li trovo interessanti ma anch’io, come Enzo Rasi dice di sé, raramente commento, soprattutto non lo faccio senza aver nulla da dire.

Fai in modo che il tuo discorso sia migliore del tuo silenzio (Dionigi il Vecchio)

Dunque non sono una blogger ma mi affascina l’idea di poterlo diventare. Una piccola vanità forse, sempre presente, per tutti, quando ci si espone pubblicamente, malgrado io preferisca definirla ambizione.
Nella vita reale ho molto a che fare con il digitale in vario modo, ora vorrei maneggiarlo con maggiore destrezza, esplorando ambiti finora soltanto lambiti per curiosità, usando le parole delle quali amo la potenza. Ho usato molto le parole, anch’io ho scritto migliaia di righe ma per la gran parte sulla carta stampata. Ora, di nuovo, voglio farlo qui. Non letteratura, quella la lascio a chi sa farla per poi trarre il massimo piacere dalla lettura.
Ha ragione Enzo Rasi quando descrive il mio piccolo blog un ‘diario personale‘. Per molto tempo è stato soltanto questo, un quaderno morbido con i bordi un po’ ingialliti, dove annotare pensieri, incontri e riflessioni, nel quasi totale anonimato. Quasi come con carta e penna in solitudine. Anche per me, infatti, vale da sempre ciò che il mio gentile interlocutore definisce scarso esercizio di tecnica sovrastato da una più affascinante ‘predisposizione naturale alla scrittura‘. La mia molto meno matura rispetto alla sua.
Forse rivivi è ancora solo un diario personale tuttavia mi piace pensare di poterlo condurre verso un mutamento, del quale al momento, nella mia mente, risulta abbastanza definita la direzione a svantaggio delle modalità. Voglio che sia un piccolo laboratorio di parole e di contenuti che ho chiamato workroom. Sarà utile per me, sperimentale per i miei obiettivi reali. E spero di non deludere chi avrà la curiosità prima e la pazienza poi di seguirmi.

Ringrazio Enzo Rasi per l’email della quale ho riportato soltanto qualche breve stralcio. Non la renderò pubblica per custodirla, poiché la considero il mio battesimo nella blogosfera. Lo ringrazio per avermi dedicato attenzione e il tempo necessario alla lettura e alla composizione della lettera. Gli rispondo qui pubblicamente e lo farò anche in privato. E continuerò a leggere con grande interesse le sue parole, cercando di meritarle al punto da coglierne la sostanza, perché, nel suo caso più che nel mio, ‘la storia è tutta dentro la scrittura‘.

@danvan

3. ri-Scrivere online per un blog: io sto facendo così

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Mettere a regime il mio progetto online: il mio flusso di lavoro.

Il progetto online è avviato, dopo riflessioni, prove, tessere ricomposte e passi indietro. Ho studiato, e continuo a farlo, mi sono iscritta a siti dei blogger professionisti, ho letto ebook, preso note e focalizzato infografiche. Ho individuato la nicchia nella quale collocarmi e dato un identikit al mio target. Ora si tratta di mettere a regime il blog.
In questo post racconto quali sono i siti e i profili twitter per me fonte di ispirazione di consigli irrinunciabili, la regola di organizzazione che mi sono data e il flusso di lavoro di ogni articolo che scrivo.

La prima analisi è stata introspettiva
Una delle cose che ho capito in questo lungo percorso di avvio di questo progetto online, è che non è obbligatorio. Lo faccio innanzitutto perché mi piace scrivere, e mi piace sperimentare, nuovi canali espressivi e nuove modalità di contatto con le persone. Il fatto che nessuno si aspetti qualcosa da me, in fatto di progetti online, è un grande vantaggio, poiché potrò non deludere e la cosa mi è di conforto tuttavia, non suscitando aspettative, potrei continuare a rimanere nell’angolo, potrebbe verificarsi il caso in cui la mia presenza online continui a passare del tutto o quasi inosservata. Sarebbe un problema?
Prima di iniziare il lavoro preliminare all’avvio del progetto mi sono posta questa domanda arrivando ad elaborare la mia opinione a riguardo, il mio intimo sentire rispetto al rischio concreto dell’anonimato più totale. Per farlo sono ricorsa al mio animo decoubertiniano, quello alimentato dagli aforismi di Pierre de Coubertin. Non il più celebre “L’importante non è vincere ma partecipare” quanto il suo secondo, sempre in tema di sportività che recita più o meno così :

"Per ogni individuo, 
lo sport è una possibile fonte di arricchimento interiore"

Ecco come considero questa esperienza. In sintesi mi auguro e lavorerò per essere utile ad almeno un lettore ma la considererò un’esperienza positiva comunque, perché consentirà a me di imparare e di arricchirmi. È così che di solito affronto un progetto, dalle retrovie, dove sì, si lavora molto ma si ha anche la possibilità di osservare a fondo le cose e le persone, di cogliere dettagli e carpire segreti.

Credo che un’analisi introspettiva sia sempre necessaria. Un blog non è un obbligo ma un impegno che va onorato possibilmente divertendosi se si vuole farlo crescere, dunque l’autore deve capire se davvero ne ha bisogno.

Poi ho cominciato a studiare.
Non si può avviare concretamente e con cognizione un progetto senza avere una base minima di conoscenze da cui iniziare. Il web è generoso da questo punto di vista. I blogger già esperti raccontano molto, e molto bene, della loro attività. Concedono molto materiale per iniziare ad orientarsi ed acquisire i primi rudimenti sul blogging. E iniziare con documentazione libera, chiara, ben strutturata e, soprattutto, frutto dell’esperienza diretta, è fondamentale per superare i primi macroscopici dubbi dell’avvio di un progetto. Anche nel caso di un progetto semplice come questo mio rivivi, fondato sulla rielaborazione (ancora parziale) della struttura di un vecchio blog gratuito, usato per la gran parte come diario per appunti e pensieri sparsi.
Quando ho affrontato concretamente l’ipotesi di ricominciare a scrivere, la prima domanda che mi sono posta era relativa allo strumento che avrei potuto utilizzare per farlo: abbandonare questo blog per aprirne uno completamente nuovo, con diversa grafica e una struttura pensata meglio oppure continuare con rivivi magari ristrutturandolo un po’? Ho optato per la seconda ipotesi per una serie di motivi che spiego nel primo articolo della nuova fase anche se la ristrutturazione non è ancora terminata. Vorrei ‘svecchiare’ ancora un tantino.

Ma quello della scelta dello strumento è stato soltanto il primo passo.
Pensando di voler fare blog in maniera impegnata e costante, pur provenendo dal mondo della scrittura, anche se non da professionista, avevo bisogno di capire come migliorare il mio stile, come finalizzarlo per il web. Quindi avevo bisogno di capire meglio un po’ di tecniche, a partire dal quelle utili ad una scrittura SEO oriented. Ho trovato molto buon materiale su vari siti che consulto quotidianamente e i cui autori sono miei punti di riferimento.

Ecco un breve elenco dei 5 siti e dei corrispondenti profili twitter per me irrinunciabili:

  1. MySocialWeb di Riccardo Esposito (consiglio di seguire anche il suo profilo twitter @RiccardoE) dove si trova tutto quel che serve, ed anche di più, per strutturare il pensiero del blogger;
  2. Skande di Riccardo Scandellari (profilo twitter @skande) per imparare a comunicare nel modo giusto sulla base degli obiettivi
  3. Semrush (profilo twitter @semrush) per approfondire la tecnica di scrittura professionale e di analisi
  4. InTime di Francesco Russo (profilo twitter @franzrusso ) per conoscere le ultime novità e capire come si muove il mercato
  5. Il Mestiere di Scrivere di Luisa Carrada (profilo twitter @luisacarrada), che seguo da anni, da quando scrivevo esclusivamente per la carta stampata

Ancora una risorsa utile. E se avete l’abitudine di pensare scrivere e progettare comodamente seduti sul divano, fatevi consigliare da Rudy Bandiera seguitelo anche su youtube

Li frequento ogni giorno in cerca della chicca di cui ho bisogno, con la certezza di trovarla. Bello vero?

L’organizzazione del lavoro
Il punto dolente e dirimente di un buon blog, secondo me. A questo punto, è ora di mettersi giù a scrivere, dando per scontato (anche se non si dovrebbe mai) che il tema del blog e la scelta degli argomenti siano, se non chiari, almeno delineati. Nel momento in cui si comincia a dare forma ad un progetto, anche soltanto nella mente, si deve già avere più o meno in mente la finalità del blog. È necessario farlo prima della scelta del theme di wordpress (vi avevo detto che il mio blog free è realizzato con il tema Chateau disponibile nella piattaforma wordpress.com?). Per scegliere il tema più adatto oltre che quello che più piace. Se il mio blog avesse avuto come tema il viaggio o la cucina, il template più adatto sarebbe stato un modello in cui le immagini fossero fondamentali. Rivivi invece è un blog costruito essenzialmente sulle parole quindi ho scelto un modello a metà fra il minimalismo puro e qualcosa di più “movimentato”.

Scelto il tema, la struttura del blog e un po’ di formazione, rimane da organizzare il lavoro, renderlo concreto, regolare, utile e possibilmente divertente.
Nessuno di noi è onniscente, nemmeno sul tema di cui siamo esperti, c’è sempre qualcuno che ne sa una più di noi, quindi fondamentali sono le fonti.
Cercarle, aggregarle, organizzarle e consultarle con costanza, questo è il segreto.
Come aggregatore di notizie ho scelto Feedly  molto facile da usare, consente di organizzare le fonti in board tematiche. Quindi lo uso per documentarmi su tematiche diverse, anche per altri blog con finalità diverse da questo rivivi.

La scrittura richiede rigore e disciplina e una delle risorse della disciplina è il tempo. Ma nell’organizzazione di un flusso di lavoro, la cosa davvero più complessa da schematizzare è il tempo.

Il tempo è davvero la risorsa più preziosa e la più insidiosa.

Se si vuole dare corpo ad un progetto che abbia una reale possibilità di crescita, fosse anche semplicemente una crescita personale, il tempo va scandito e rispettato.
Perché la scrittura richiede rigore e disciplina. Non soltanto in termini di accuratezza del testo ma anche riguardo alla regolarità delle pubblicazioni. Per essere regolare bisogna stabilire un calendario editoriale, e poi bisogna rispettarlo. Come? Organizzando il tempo a disposizione, ottimizzandolo fra le varie attività e senza sprecarlo.
Cosa sia un calendario editoriale e come utilizzarlo, meglio di me te lo possono spiegare Riccardo Esposito relativamente al blog  e Marina Pitzoi per l’attività social.
Io invece vorrei raccontare come sto organizzando il mio, in relazione al tempo che dedico alle mie attività quotidiane, professionali e personali.

Di certo c’è che l’organizzazione schematica delle attività è essenziale per ottimizzare la risorsa tempo.

L’ottimizzazione del mio tempo.
Lo confesso, prima di darmi una regola definita, ho lavorato un po’ casualmente, quando avevo tempo e voglia, un po’ studiando un po’ scrivendo e navigando sui molto sui social per capire umori e cogliere argomenti. Il risultato è stato disastroso: irregolarità nelle pubblicazioni, qualità dei contenuti altalenante, dimenticanze, lacune e tanto tempo usato male. Quindi ho studiato un metodo che tenesse conto sia degli obiettivi del mio lavoro online, sia delle mie attività quotidiane extra-blog, stabilendo la mia regola personale, buona per me. Tu che stai avendo la bontà di leggere, puoi recepirla se calzante alle tue esigenze oppure puoi evitarla se è molto lontana dalle tue abitudini. In entrambi i casi l’avrai valutata e mi farà piacere ricevere un tuo feedback. Fammi sapere cosa ne pensi e se secondo te può essere migliorata. Grazie.

Dunque, dicevo della mia regola personale per l’organizzazione del flusso di lavoro, basata su finestre temporali quotidiane definite:

  • utilizzare un’agenda virtuale per organizzare le attività e il calendario editoriale – io sto usando Edo.agenda  una nuovissima app secondo me davvero efficace, creata molto di recente da un gruppo di ragazzi in gamba;
  • dedicare una finestra temporale quotidiana all’analisi delle fonti – io lo faccio al mattino come prima attività;
  • dedicare una finestra temporale alla scrittura – una per ogni articolo da scrivere;
  • dedicare una finestra temporale quotidiana ai social, per analisi e interazioni – ciò evita di passare troppo tempo “casuale” sui social, togliendolo alle altre attività, e di focalizzare l’attenzione sui profili e sui temi di interesse per il lavoro in corso;

In generale: la ‘giornata di scrittura’ è suddivisa in slot temporali le cui durate dipendono soprattutto dalla difficoltà degli argomenti.

Da questa regola personale deriva il flusso di lavoro per ogni articolo che pubblico, in questo come in altri blog, di cui parlerò più avanti (nel tempo e nello spazio web) :

  • giorni 1 : individuazione degli argomenti
  • giorno 2: mappa mentale e prima bozza generale
  • giorno 3: consolidamento della bozza, aggiunta di dettagli specifici e di link
  • giorno 4: review degli argomenti e dello stile, aggiunta di almeno una immagine rappresentativa, programmazione della pubblicazione
  • giorno 5 e 6: take it easy
  • giorno 7: pubblicazione programmata

Questo flusso di lavoro è finalizzato alla programmazione di un articolo a settimana.

Troppo poco? Per qualcuno sono certa di si ma questo è il mio obiettivo, la regola adatta alle mie esigenze e il flusso di lavoro conseguente alle mie giornate. Non voglio esagerare cercando di inseguire i ritmi dei blogger più popolari per poi ritrovarmi a pubblicare articoli di scarsa qualità o a non poter rispettare la tabella di marcia che mi sono imposta nel calendario editoriale. In fondo io non posso definirmi ancora una blogger, sono una persona a cui piace scrivere e che lo fa da sola, per passione.

A dimenticavo, scrivendo mi voglio anche divertire!!

Ora, già che hai avuto la pazienza di leggere tutto questo lungo post, ti chiedo un altro piccolo sforzo: lasciami un commento se ti va, raccontami della tua regola e di come organizzi il tuo lavoro. Sono in cerca di suggerimenti per migliorare e ottimizzare al meglio.
E se ti va condividi questo post sui social pigiando uno dei pulsantini.

Ciao,
a presto

@dan13van

Post post: il sottofondo musicale a questo articolo è stato Street of Philadelphia di Bruce Springsteen

2. Tornare sui propri passi è necessario anche quando non è facile

Dubbi e timori, coraggio e incoscienza. Gli strumenti per sfidare se stessi.

Ognuno di noi è un mix di tutto un po’.
Mille dubbi e qualche timore. Tanto coraggio e un pizzico di incoscienza.
I primi frenano, gli altri spronano.
E le mille tessere quotidiane compongono il puzzle perché la vita proceda.

Sono i dubbi e i timori a trattenere le mie dita dallo scorrere liberamente sulla tastiera, e allora penso e ripenso prima di costruire le frasi che sto ticchettando in questo momento.

Ricominciare non è facile
Ricominciare a scrivere dopo tanto tempo non è facile. È un bisogno urgente ma il blocco cosiddetto dello scrittore (nel mio caso sarebbe più opportuno dire dello scrivente) è sempre in agguato. Non tanto per mancanza di idee ma per timore di affrontare la vastità della rete. Sebbene il mio piccolo blog gratuito non abbia al momento traffico di visitatori, la rete è uno spazio che dà la sensazione dell’infinito, in cui puoi cadere senza trovare una vera via riconoscibile lungo la quale incamminarti.
In questi casi vanno seguiti i consigli di chi della scrittura ha fatto il suo mestiere. Blogger soprattutto, qualunque sia il focus del progetto di scrittura.

I blogger scrivono. Tanto ed ancora di più.

Non rimangono a corto di idee perché sono loro a inventare ogni giorno nuovi argomenti per gli altri.
Scrivono perché scrivendo le idee arrivano, si attivano, si moltiplicano, diventano contenuti e ne producono di nuovi.
Scrivono perché scrivendo il groviglio dei pensieri si dipana, le parole si affastellano e gli articoli si compongono. Scrivere sempre, spesso, su qualunque tema susciti il nostro e l’altrui interesse. È il mantra.
E quando il foglio persiste bianco troppo a lungo, leggere e leggere tanto. Cercare fra le pieghe della rete, nei forum e nelle community, nelle piattaforme di aggregazione dei contenuti e nei blog degli esperti sul tema che si vuole trattare.

Oppure vivere fuori dal web, nella realtà. Uscire a fare una passeggiata, respirare gli odori, ascoltare i rumori del giorno e il silenzio della notte, osservare il paesaggio. Un pomeriggio di alcuni giorni fa ad esempio, in automobile tornando verso casa, ho potuto osservare il massiccio del GranSasso spuntare da dietro un monte più basso, dai declivi dolci. Il roccione era illuminato dal sole al primo tramonto ed appariva rosa. Una splendida luce rosa chiaro rendeva il paesaggio unico e magnifico. E pensavo che avrei dovuto appuntare quella sensazione per trasformarla poi in un post.
Non ho annotato nulla e non so se ne farò un post ma quell’immagine che ho ancora negli occhi meriterebbe davvero di essere raccontata e scritta, perché se ne conservi la memoria, almeno per un po’. Quel giorno pensai che poteva essere un argomento ottimo per esercitare le parole.

Ricominciare è necessario.
Ricominciare è una necessità almeno per chi come me colleziona agende e notebook sin dall’infanzia, scrive da anni ovunque, dalla carta stampata al web. Meno nei social ma si può rimediare.
Ricominciare è necessario al di là dei dubbi e dei timori, i quali probabilmente rimarranno sempre lì a ricordare che non ci si può sedere sulle sconfitte né sugli allori. Avere dubbi e qualche timore è il segreto per andare oltre, per scavalcare i confini del timore di esporsi e di raccogliere nuove delusioni.
Non so se per te che leggi è lo stesso ma per me accade che accanto ai dubbi e alle remore, spesso siedano un quantum di coraggio e un pizzico di incoscienza.
È stato così quando ho co-fondato un mensile di attualità locale; così anche quando ho iniziato a scrivere per un settimanale online o quando collaboravo con la tv locale qualche anno fa. Per non parlare di quando ho collaborato con la redazione del quotidiano nazionale che più amavo leggere. Sono state esperienze belle e piene di passione, alcune molto entusiasmanti, tutte mi hanno insegnato moltissimo. Le ho raccontate in questo blog quando le ho attraversate.

Ora si cambia. Il mensile di attualità non è sopravvissuto alla crisi economica; ho lasciato il magazine online per intraprendere altre strade; la televisione locale ha avuto dure vicissitudini e non ha proseguito la sua attività; anche il quotidiano nazionale ha avuto i suoi bei problemi e non è più in edicola (ahimé). Le cose cambiano, a volte in peggio, purtroppo.
Ma io sono ancora qui, e ricomincio a scrivere. Per quel poco che so e alla mia maniera. Il mio calendario editoriale è ricco di idee ma non ancora strutturato. Forse ci vorrà un po’ per riprendere il ritmo cadenzato della scrittura online e per intensificare le pubblicazioni.

Ma mi sto attrezzando. Colleziono argomenti interessanti con un aggregatore di feed, ho un nuovissimo strumento, molto carino, per organizzare il calendario editoriale. Vorrei iniziare pubblicando una volta alla settimana. Troppo poco? Può darsi, i blogger esperti pubblicano tutti i giorni e su più siti ma non ho la presunzione di mettermi a confronto con loro. Prima che sulla quantità preferisco puntare sulla bontà della scrittura, del contenuto e di una nuova esperienza. Non voglio ancora chiamarla qualità, mi direte voi lettori se e quando la raggiungerò.

Anticipo la mia preferenza per le parole piuttosto che per le immagini. So che per il web, come succede per la televisione, un’immagine vale più di mille parole. Ma non posso farci niente, provengo dalla carta stampata. Ho scelto anche un theme per il blog più consono ad una newsletter che ad un sito di immagini. Comunque mi sforzerò di usare anche le fotografie, scegliendo quelle più giuste e cercando di adattarle al meglio.

Avete suggerimenti su dove prendere delle belle immagini?
Finora ho utilizzato pixabay.com trovandomi benissimo.
Conoscete altri siti altrettanto friendly?

Ciao,
a presto

@dan13van